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Stress lavoro correlato: i rischi dello smart working

28 settembre, 2020    |     Team R-everse

Smart ma stressati: i rischi sottovalutati dai fan dello smart working.

L’esperienza di lavoro da casa durante il lockdown ha fatto emergere nuovi rischi per la salute psico-fisica delle persone. Per favorire la produttività e il benessere, le aziende non possono far altro che cambiare mentalità puntando alla ridefinizione degli obiettivi.

 

  1. Lavoratori a casa più stressati e ansiosi
  2. Una buona cultura aziendale rende il lavoro smart
  3. Produttività e benessere passano da una nuova cultura aziendale

 

L’adozione su larga scala dello smart working ha sicuramente assicurato la business continuity delle imprese attraverso l’uso di strumenti digitali; d’altra parte, le persone sono state costrette a portare l’ufficio nella propria abitazione. 

La ridefinizione improvvisa dell’equilibrio tra attività professionale, famiglia e tempo libero ha condotto molte persone a situazioni di stress lavoro-correlato che, se non risolte in tempo, rischiano di sfociare in un burnout

 

1. Lavoratori a casa più stressati e ansiosi

Secondo una ricerca realizzata da LinkedIn che ha analizzato l’impatto del lavoro a distanza sulla salute di 2mila lavoratori nel periodo di lockdown, il livello di stress lavoro-correlato è cresciuto sensibilmente negli ultimi mesi. È interessante soprattutto notare che: 

  • il 46% degli intervistati ammette di sentirsi più ansioso e stressato per il proprio lavoro rispetto a prima del Covid;
  • il 48% sostiene di lavorare almeno un’ora in più al giorno, pari a circa 20 ore in più al mese;
  • Il 21% dei lavoratori fatica a “staccare la spina” perché si sente pressato dal dover esserealways on, perdendo così la percezione della differenza tra tempo del lavoro e tempo libero;
  • Il 18% dei lavoratori ha riferito che il fatto di lavorare da casa ha avuto un impatto negativo sulla propria salute mentale;
  • il 27% dichiara di avere difficoltà a dormire.

Le difficoltà riscontrate dai lavoratori a casa sono tante, dalla mancanza di concentrazione al malfunzionamento della connessione a internet, con conseguenze negative sulla salute psico-fisica e sulle performance delle persone.

Particolarmente stressati sono, come è facile immaginare, i lavoratori-genitori che hanno dovuto gestire anche le attività didattiche dei figli mentre lavoravano da casa; in particolare, secondo uno studio realizzato da Aneuvia (società di gestione degli investimenti impegnata nella promozione della Diversity e dell’inclusione), le madri lavoratrici sono le più colpite dagli effetti sociali della pandemia perché su di loro gravano i maggiori carichi di cura familiari. 

 

2. Una buona cultura aziendale rende il lavoro smart

Come possono le aziende prevenire e risolvere situazioni dialessandro r 2 stress lavoro-correlato nell’ambito dell'home working? Alessandro Raguseo, Founder e CEO di R-Everse,  classificata nel 2020 da Great Place to Work al terzo posto tra le migliori aziende in Italia in cui lavorare, al primo posto nella classifica dedicata alle migliori imprese per le donne e premiata tra le aziende che favoriscono maggiormente l’innovazione nei processi interni – effettua subito una distinzione:Noi non pratichiamo home working, ma smart working. La differenza è sostanziale. Nell’home working, che è del tutto assimilabile a quanto accaduto durante il lockdown, si accende il laptop a casa e non più in ufficio. Il resto rimane uguale. Se nell'ufficio erano presenti situazioni di stress, legato a un’organizzazione del lavoro e dei processi non ottimali, gli stessi problemi atterreranno sulla scrivania di casa, sicuramente amplificati”.

Lo stress nasce quando si corre inseguendo task e obiettivi che non ci sembrano raggiungibili.

“L’angoscia di non riuscire a fare tutto e bene può stritolare”, spiega Raguseo. “Nell’home working la deriva naturale di questa situazione può diventare disastrosa: la persona sotto stress cercherà di rubare tempo alle sue attività e interessi personali per recuperare e per sentire meno la morsa dello stress. Correrà il rischio di mangiare male o nulla davanti al pc, di confondere la sera con il mattino e fondamentalmente di trascurare il suo benessere psico-fisico. Quantomeno la vita di ufficio consente di marcare e distinguere in modo forte il momento del lavoro dal tempo da dedicare a sé”. 

Quindi, secondo la visione del founder di R-Everse, le aziende dovrebbero evitare di fare home working, ma preferire lo smart working.

“Per fare ciò occorre lavorare sulla cultura dei capi che certo non può più essere quella del controllore ma basarsi soprattutto sulla definizione degli obiettivi: questi devono essere condivisi, sfidanti ma raggiungibili, e declinati in azioni - piccoli passi - che possano essere misurati e colti. Chiamiamoli anche Objective and Key Results (OKR) se vogliamo utilizzare un termine molto in voga ultimamente nel mondo HR”.  

 


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3. Produttività e benessere passano da una nuova cultura aziendale

Le aziende possono mettere in campo diverse soluzioni per evitare di aumentare lo stress fra i loro dipendenti, ma si tratta innanzitutto di una questione culturale.

“Prima di qualsiasi soluzione tecnologica o di formazione e informazione, vanno messe in campo tutte le azioni per portare le persone - in particolare i capi - a una nuova cultura aziendale”, sottolinea Raguseo. “Senza una cultura allineata al lavorare da remoto, non esistono strumentazioni tecnologiche o informazioni che possano consentire un aumento della produttività dell’impresa e, allo stesso tempo, del benessere della persona. Fatto questo, che è la parte cruciale della sfida, sicuramente occorre dotarsi di strumenti collaborativi che consentano di lavorare da remoto, senza spreco di tempo”.

Per esempio, le connessioni domestiche devono essere performanti per non rischiare un fallimento delle attività lavorative che porta inevitabilmente alla frustrazione. Occorre poi definire le regole dei meeting che “devono essere strutturati al meglio e con una maniacale attenzione alla puntualità. Gli stessi meeting possono anche prevedere dei momenti iniziali di raccordo sociale, senza necessariamente buttarsi nei primi 10 secondi nel vivo degli argomenti della riunione. Allo stesso modo è preferibile anche ricreare momenti di convivialità simili a quelli che si apprezzavano in ufficio: un esempio è la pausa caffè”.

E il divano? È meglio lasciarlo là per il momento del relax e conviene crearsi un ambiente di lavoro definito e confortevole all’interno della propria abitazione”, conclude Raguseo. “Per esempio, le sedie non possono essere quelle ereditate dalla cucina della nonna, molto vintage e piene di fascino ma certamente poco adatte al lavoro. E poi ovviamente serve molta formazione, molto supporto che alimenti le competenze e una cultura aziendale basata sulla fiducia e sugli obiettivi sfidanti, interiorizzati, sensati e soprattutto coerenti con la strategia dell’impresa”.

La produttività aziendale e il benessere dei lavoratori sono dunque legate al cambiamento di mentalità a livello di top management, che deve passare dalla logica del controllo a quella della fiducia, puntando sulla ridefinizione degli obiettivi.  


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Topics: HR Tech, HR vs Azienda

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