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Reskilling e lifelong learning: parola di People&Culture Manager

23 novembre, 2020    |     Team R-everse

Oggi è più che mai attuale l’importanza del lifelong learning e dei processi di reskilling, upskilling e newskilling. Infatti, complice la digitalizzazione, per molte attività professionali l’aggiornamento delle competenze è diventato sempre più frequente.

Ciò richiede l'introduzione di sistemi di formazione capaci di accompagnare le persone lungo tutto il corso della loro carriera. La possibilità di apprendimento continuo può quindi giocare un ruolo decisivo sia per le singole persone, nella loro valutazione di un’offerta di lavoro, sia per le aziende, nelle loro scelte strategiche.

Ne abbiamo parlato con Silvia Orlandini, People&Culture Manager di R-Everse.

 

Silvia, perché oggi è così importante, sia per le persone che per le aziende, il lifelong learning?

silvia orlandini"Oggi è fondamentale per un’azienda che vuole crescere avere una cultura basata sul lifelong learning, così che la formazione non venga percepita né come un peso né come un premio, ma come qualcosa di quotidiano e costante sia per il singolo, sia per i team. Tutto cambia ad una velocità tale per cui non è possibile fermarsi neanche per pochi mesi: sarebbe come rimanere indietro di cinque anni. Riguardo l’importanza che la formazione riveste per le persone, non dobbiamo dimenticare che i Millennials, e ancor di più i giovanissimi, sono molto focalizzati sulla propria crescita, quindi mettere il focus sul loro sviluppo è un’ottima chiave per la retention dei talenti oltre che per l’employer branding."

 

Reskilling, upskilling e newskilling sono quindi le nuove ‘parole d’ordine’ nell’ambito della formazione. Quale credi che sia il modo corretto per inserirli nella vita aziendale?

"Nel mondo del lavoro oggi convivono tre diverse generazioni, che lavorano, comunicano e vivono in maniera completamente diversa. Non è facile che collaborino prendendo il meglio l’uno dall’altro, ma è un obiettivo che gli HR Manager non devono mai dimenticare, a mio parere. Il modo migliore per appianare possibili attriti è formare gli uni sulle competenze degli altri, perchè almeno si possa aprire un dialogo. Il tema principale è sempre il digital, non solo come utilizzo degli strumenti ma anche e soprattutto come approccio mentale. Più che costosi corsi di formazione credo che sia la contaminazione la miglior ricetta. Credo molto nella formazione che dai junior arriva ai senior: il trainer non è solamente la persona con più esperienza ma può essere anche il più giovane o addirittura il neoassunto! Si può imparare in maniera collaborativa da ognuno e qui da noi è fondamentale lo sharing di competenze e conoscenze: quando impari qualcosa di nuovo è prassi condividerlo con il team affinché diventi un patrimonio condiviso."

 


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Parliamo di soft skill.

Secondo un recente report del World Economic Forum, a fare la differenza nei prossimi anni saranno soprattutto le soft skill. L’apprendimento continuo deve quindi considerare sempre di più la valorizzazione di aspetti come il problem solving, il pensiero creativo e il saper lavorare in team, tutte competenze che si possono sviluppare nell’ambito del lifelong learning. Cosa ne pensi? Sei d’accordo su questa nuova importanza delle soft skill?

"Assolutamente sì. Le competenze tecniche in molti settori si possono apprendere o aggiornare con relativa velocità grazie agli strumenti digitali di formazione, ma se manca l’approccio mentale giusto, se manca l’apertura al cambiamento, allora non c’è tecnologia che tenga. Nei processi di ricerca e selezione si dà sempre più peso a questi aspetti, anche per i candidati tech che, forse sorprendentemente, sono sempre più attenti alle dinamiche di team, ai valori aziendali, al sentirsi coinvolti e non più solo meri esecutori."

 

Come credi che le aziende possano rispondere alla sfida dell'aggiornamento delle competenze, soprattutto nell'attuale contesto di lavoro da remoto?

"Anche qui ci aiuta il digitale, con tutti gli strumenti di cui il mondo della formazione si sta dotando, unito ad un approccio agile e snello: non siamo più nell’era delle intere giornate di formazione in aula. Ci muoviamo su binari sempre più veloci, servono pillole di formazione pratica che possono essere utilizzate nell'immediato. Oggi esistono centinaia di tool per rendere reale e concreto il continuous improvement, tenendo sempre massimo focus sulla personalizzazione: ogni ruolo aziendale deve sentirsi ascoltato e ricevere formazione mirata, se non vogliamo perdere la sua attenzione. Infatti, oggi le aziende possono far leva su soluzioni blended, che uniscono la classica formazione d’aula a modalità virtuali di apprendimento e favoriscono la motivazione delle persone."

 

Per concludere quindi, la formazione è l’ennesimo ambito delle Risorse Umane che è stato completamente rinnovato dalla digitalizzazione e come sempre il cambiamento non è semplice per tutti, poiché richiede apertura mentale e voglia di sperimentazione.

 


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Topics: La parola all'HR, HR vs Azienda

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