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HR tra digitale e sociale: l'intervista a Vincenzo di Marco.

28 ottobre, 2019    |     Team R-everse

Scopri velocemente quanto è digitalizzato il tuo business e come ottenere i benefit che il digital ti offre: comincia ora il quiz di 2 minuti.

Per la nostra rubrica “La parola all’HR” questo mese abbiamo intervistato l’HR Director di Gruppo Pellegrini, Vincenzo Di Marco, consigliere nazionale dell’Associazione Italiana Direzione del Personale.

Con Vincenzo abbiamo parlato di come oggi le aziende debbano fare una buona comunicazione per far breccia non solo nel cuore dei clienti ma anche e soprattutto in quello dei dipendenti e dei candidati.

Negli scorsi mesi abbiamo ascoltato le esperienze di Illimity Bank e Finlibera SpA, realtà aziendali giovani e con impronta da start up, molto diverse quindi dalla storica Gruppo Pellegrini.

Partendo da questo importante tema di come ingaggiare candidati e dipendenti, Vincenzo Di Marco, intervistato da Lara Torres, ci ha portati con sè in un interessante viaggio fatto di digitale (ma non a tutti i costi), di stile di vita aziendale, di rapporto coi lavoratori, parità di genere e molto altro.

               "Il digital è come un ingrediente delle nostre ricette: da dosare, e solo quanto basta."

 

Ecco l’intervista integrale, in video e testuale.

 

 


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Lavori nel mondo delle Risorse Umane da diversi anni: trovi che ci sia stato un cambiamento importante nel modo in cui i dipendenti vivono il posto di lavoro?

immagini numeriNegli ultimi due decenni abbiamo assistito ad un cambiamento epocale. Bauman parlava di globalizzazione e modernità liquida: anche il mondo del lavoro oggi è liquido, fatto di incertezza e flessibilità. Si respira un generale senso di fragilità e quindi di minor affezione dei lavoratori alla propria azienda. Per rimediare a ciò spesso le aziende mettono in campo programmi di brand identity al fine di sviluppare un maggiore senso di comunità. Parlando di Pellegrini posso dire che il fenomeno è molto mitigato in ragione della storia, dei valori aziendali e della costante presenza della famiglia sia del Fondatore e Presidente Ernesto Pellegrini sia della figlia e Vice Presidente Valentina Pellegrini. Questo forte legame della famiglia e questa presenza trasferiscono un senso di comunità e appartenenza molto forte.

 

Dato l’ampio numero di dipendenti immagino avrete una convivenza quotidiana tra diverse generazioni, dalle più anziane fino a Millennials e Generazione Z: come adattate il vostro registro per comunicare al meglio con ognuno?

Il digital è il tormentone degli ultimi anni. Io dico  al digital, ma non a tutti i costi. Vediamo convivere persone con 30 anni di anzianità aziendale e persone figlie del nostro tempo, abituate alla velocità. Dobbiamo capire con chi funziona la comunicazione digital e con chi no, ed adattarci, parlare la loro lingua. Quindi il digital è come un ingrediente delle  nostre ricette: da dosare, e solo quanto basta.

 

Far sentire ogni dipendente parte attiva di un’azienda e non mero esecutore è sempre più arduo soprattutto per realtà strutturate come la tua. Come riuscite a far sentire i dipendenti coinvolti e protagonisti della vita aziendale?

vincenzo di marcoNon esiste una risposta valida per ogni situazione, le iniziative sono molte. Noi abbiamo inserito un Direttore della Comunicazione, Roberto Rasia, con cui tra le altre cose abbiamo implementato dei corsi sullo Stile Pellegrini: portiamo in aula colleghi di diverse divisioni sia per far meglio comprendere lo stile che Pellegrini vuole comunicare all’esterno, sia per far conoscere realmente i colleghi e quello che fanno ogni giorno. Infatti spesso ci si incrocia nei corridoi ma non si conosce veramente quello di cui si occupano i colleghi, e quindi non si riesce a comprenderli. Il clima complessivo è migliorato molto grazie a questa iniziativa. Posso poi citare la newsletter aziendale e iniziative come l’open day annuale e alcuni happening in occasione dei successi aziendali.

Vincenzo Di Marco

 

Più sono le iniziative di questo tipo che coinvolgono i dipendenti, più ognuno di loro si sentirà brand ambassador della propria azienda e ne parlerà online. Questo è chiaramente un bene, ma può rivelarsi anche un boomerang: come gestite queste dinamiche perché la brand reputation non venga intaccata?

Questo è un fenomeno che stiamo analizzando. Fortunatamente il rating della Pellegrini è alto fra i propri dipendenti, conseguentemente l’immagine social dell'azienda è oggi positiva e corroborata dal consenso dei nostri colleghi. Ad ogni modo di concerto con la nostra Comunicazione stiamo introducendo alcune iniziative volte a creare diversi livelli di coinvolgimento dei collaboratori, l'obiettivo è di avere veri e propri brand ambassador che raccontano l’identità e la storia di Pellegrini. Come attività non digital, per volere della nostra vice presidente Valentina Pellegrini abbiamo creato il progetto ”La squadra del gusto” in collaborazione con Evelina Flachi, presidente della Fondazione Italiana per l’Educazione Alimentare, che ha un testimonial d’eccezione come Beppe Bergomi. Cerchiamo quindi di coinvolgere e di comunicare in maniera sia digitale che tradizionale i valori e l’identità di Pellegrini.

 

Ritieni quindi che un rapporto sempre più stretto tra le divisioni HR e marketing/comunicazione possa aiutare?

Sì credo che siano due funzioni aziendali sempre più vicine, soprattutto nelle società di servizi che sono per definizione delle People Company e in cui quindi le persone fanno la differenza. Oggi il marketing non è più concentrato solo sul prodotto e sul cliente, ma anche e soprattutto sulle persone dell’azienda, per rendere ottimale sia l’employee experience sia la candidate experience nelle azioni di recruitment. Saper comunicare i contenuti che l’azienda ha, professionali o social che siano, è una missione. Tra le iniziative di cui andiamo fieri e che ci piace comunicare c’è certamente la Fondazione Ernesto Pellegrini che ogni giorno,attraverso il ristorante Ruben, eroga 300 pasti al prezzo simbolico di 1€ per le persone in regime di “temporanea difficoltà”.

 

Hai toccato un punto importantissimo, infatti nella nostra epoca alcune ideologie diventano dei veri e propri trend davanti ai quali è difficile per le aziende restare neutrali, e si trovano invece a prendere posizione anche per creare un processo di identificazione che vi avvicina alle persone con cui volete comunicare. Penso per es. ad un brand come Patagonia che ha sposato la causa ambientale, e la sua comunicazione è tutta rivolta in quella direzione. Qui in Pellegrini come vi ponete rispetto a tutto ciò?

Si tratta di un tema decisivo per il presente ma soprattutto per il futuro. Qui i temi che sentiamo più vicini sono la parità di genere e la sostenibilità. Il numero di donne in azienda è in continua crescita, sia in ruoli chiave come l’allievo direttore, in cui le donne portano un entusiasmo forse maggiori rispetto agli uomini, sia in posizioni di staff, in cui stiamo inserendo persone estremamente competenti. Riguardo la sostenibilità abbiamo introdotto un progetto che nell’ultimo periodo ha avuto un’importante accelerazione: sono stati infatti coinvolti stakeholders interni ed esterni per dotare l’azienda di un programma di sostenibilità che sia un valore aggiunto sotto il profilo etico e sociale ma anche un elemento di competitività per il business.

 

Oltre a raccontare la propria azienda ai clienti e ai candidati, per i manager è sempre stato importante coltivare la parte più “umana” delle relazioni, per esempio alimentando il proprio network con contatti che ricoprono cariche analoghe in altre aziende. E’ un’esigenza che si fa sentire ancora oggi, nonostante i rapporti siano più digitali?

Sia per il mio ruolo di HR Manager, per cui devo prendermi cura delle persone, e amo prendermi cura delle persone, sia da consigliere nazionale dell’AIDP, posso dire che il confronto coi colleghi non può che essere favorevole, un punto di incontro sia per temi di attualità sia per temi di frontiera. Persone che provengono da diversi settori portano la propria esperienza in uno scambio che è una contaminazione positiva e fonte di idee importanti da portare all’interno della propria azienda. Il contatto con gli altri HR manager oggi è positivo: le aziende sono in competizione ma questa competizione non deve ricadere sulle persone. A questo proposito cito volentieri un episodio recente: siamo subentrati in un contratto molto importante in una zona difficile del Sud Italia. Difficile per il complesso momento storico che interessa il territorio ed inevitabilmente si riverbera su tutto il tessuto socio economico. Il grande lavoro fatto da tutte le funzioni aziendali interessate ha portato ai complimenti da parte di istituzioni e organizzazioni sindacali di categoria per la delicatezza con cui ci siamo relazionati ai lavoratori ed al territorio, che sta vivendo un periodo di difficoltà e di transizione importante. Chiaramente ci ha fatto molto piacere.

 

Data la tua esperienza come HR Manager sia in aziende multinazionali che in aziende familiari, come cambia la vita e il lavoro di un HR tra una realtà e l’altra?

Cambia molto, le logiche sono differenti. Soprattutto quello che cambia è il cultural fit: nell’headquarter di una multinazionale si vivono i valori che vanno poi trasmessi a tutte le countries. Nell’azienda imprenditoriale invece devi avere profonda conoscenza del territorio, del business, delle tradizioni che gli imprenditori vogliono trasmettere. Da una parte c’è più tecnica, e dall’altra più cuore, e noi Italiani, si sa, siamo persone di cuore.

 

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Topics: La parola all'HR

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